Febbraio
MICHELANGELO FLORIO
Il Luogo
Palazzo della Dogana (Messina)
La scelta del luogo è emblematica e nasce dalla trama e dai luoghi contenuti in Molto rumore per nulla: Via Lepanto, luogo di amori, inganni e riconciliazioni, il Palazzo della Dogana, testimone silenzioso di commerci e di scontri, la Fontana di Gennaro, luogo d'incontro di cittadini e viandanti, tutte le opere del Bardo si intrecciano con le vicende storiche e spirituali di Messina.
Michelangelo Florio
Nel 1927, un giornalista romano, Santi Paladino, trovò nella biblioteca paterna un antico libro, intitolato “I secondi frutti“, firmato da un certo Michel Agnolo Florio. Esterrefatto, si rese conto che conteneva molte citazioni di Shakespeare, nonostante fosse stato stampato nel 1549, prima ancora della nascita del poeta inglese, avvenuta il 23 aprile 1564.
Santi Paladino, indagando su Michelangelo, scoprì che, nato a Messina dal medico Giovanni Florio e dalla nobildonna Guglielma Crollalanza, fuggì a Treviso con la famiglia perché calvinista, studiò a Venezia, Padova, Mantova, viaggiando molto e visitando Danimarca, Grecia, Spagna e Austria. Diventò un umanista di grande cultura, ricercato come precettore dalle famiglie più ricche d’Europa e, grazie all’amicizia con Giordano Bruno che aveva buoni rapporti con i conti di Pembroke e Southampton, nel 1588 raggiunse Londra dove fu assunto come precettore di lingua italiana e latina della futura regina Elisabetta I, il cui lungo regno è ricordato come «età dell’oro».
Il giornalista, il 4 febbraio 1927, sulla rivista L’Impero, pubblicò l’articolo: «Il grande tragico Shakespeare sarebbe italiano», rivelando che Florio, per cancellare il proprio cognome da calvinista fuggiasco, aveva deciso di farsi chiamare William, che era il nome di un cugino residente proprio a Stratford morto prematuramente, traducendo in inglese il cognome materno Crollalanza con “Shake“, che vuol dire agita, scrolla e “Spear“, il cui significato è, invece, lancia. Paladino pubblicò anche due libri, nel 1929 e nel 1955, “Un italiano autore delle opere shakespeariane”.
Agli anglosassoni, ovviamente, questa tesi risultò indigesta e corsero immediatamente ai ripari. Dopo una visita a Roma di Winston Churchill, Benito Mussolini ordinò l’immediata chiusura dell’Accademia nazionale shakespeariana, nata a Reggio Calabria per iniziativa dei cultori del Paladino e sull’origine italica di Shakespeare calò il silenzio. La teoria dell’origine messinese fu, però, nuovamente avanzata nel 1950 dalla cattedra di Storia del diritto italiano dell’Università di Palermo e, precisamente, dal professor Enrico Besta. Nel 2002, un docente di letteratura in pensione, Martino Iuvara, approfondì ulteriormente le ricerche su Florio, alias Shakespeare, mettendo in risalto alcuni dati incontrovertibili.
Citazione:
«Tuo figlio ha un dono» disse sorella
Helen, sorprendendola. Guglielmina non seppe cosa rispondere, e l'altra continuò: «Trattenerlo qui significherebbe soffocarlo».
«È solo... È solo una piccola commedia»
balbettò Guglielmina.
Sorella Helen sorrise a labbra chiuse. «È una commedia di pregevolissima fattura, e l'ha scritta un ragazzino di tredici anni che non ha mai messo il naso fuori dai confini di un convento. Un ragazzino che parla perfettamente inglese, italiano e siciliano.»