Gennaio

MACALDA DI SCALETTA

Il coraggio di una Donna emancipata

Il Luogo

Cristo Re (Fortezza matagrifone)

Era l’antico Castello noto anche come Matagrifone, sorto nell’XI secolo a difesa della città, poi riconvertito in prigione e infine in rifugio.

Oggi sopravvivono la torre Ottogona di origine medievale che domina la città e lo Stretto di Messina regalando un panorama mozzafiato. Il castello Matagrifone (o rocca Guelfonia) era una piazzaforte medievale che si trovava a Messina.

Oggi il torrione sopravvissuto alle vicende cittadine e al terremoto serve da supporto alla struttura campanaria del Sacrario di Cristo Re, eretto sui ruderi dell'antica fortezza.

Macalda da Scaletta

Macalda di Scaletta però è un personaggio storico femminile realmente esistito, dama di compagnia e cortigiana nella Sicilia angioina e aragonese. Gli storici del tempo la descrivono come una donna bella, affascinante e ambiziosa, educata anche alle armi. Un cronista coevo ci dice anche che tentò di sedurre perfino Pietro III di Aragona, per diventare la “favorita” del re, sebbene fosse già sposata. Secondo alcune fonti la nostra donna siciliana nacque intorno al 1240 a Scaletta Zanclea, piccolo comune di Messina, dall’unione di una nobildonna siciliana con un rispettabile studioso di diritto. Grazie al nonno, soldato nel castello di Scaletta, che divenne castellano e diede origine al casato “di Scaletta”, Macalda fece un buon matrimonio con Guglielmo De Amicis che la rese Baronessa di Ficarra. L’unione durò poco ed una volta “libera”, Macalda iniziò a viaggiare, fuori dalla Sicilia, travestita da frate francescano. Tornata in Sicilia sposò in seconde nozze Alaimo da Lentini, uno dei protagonisti dei vespri siciliani; ed infatti nel 1282, durante la rivolta Macalda combattè, travestita da cavaliere; ciò le valse il parallelismo con la “pulzella d’Orleans”, Giovanna d’Arco. Tuttavia la fortuna di Alaimo presso la corte aragonese, dovuta anche agli intrighi della moglie, andò diminuendo alla morte di Pietro III, e, sospettato di congiura, dal 1284 egli fu trattenuto in Spagna e poi ucciso nel 1287. Nel frattempo a Messina, nel 1285, Macalda fu imprigionata insieme ai figli nella fortezza di Matagrifone, dove impressionò i carcerieri per la sua abilità nel gioco degli scacchi, una dote non comune per le donne siciliane dell’epoca. Non si hanno molte notizie successive alla prigionia, ma si suppone che Macalda morì a Messina intorno al 1308. Senza dubbio questa figura femminile è un personaggio controverso, ma bisogna tener conto che la maggior parte dei cronisti dell’epoca non vedevano di buon occhio un comportamento così emancipato come quello di Macalda, qualcuno però ne descrive l’intelligenza, la determinazione, l’abilità nell’uso delle armi come ulteriori pregi da aggiungere alla sua bellezza.

Macalda è da ricordare anche per essere stata la prima scacchista della storia siciliana.

Il gioco degli scacchi, scrive Santi Correnti nel libro La Sicilia del Seicento, società e cultura, «fu praticato in Sicilia anche dalle donne, come è attestato dal famoso episodio di Macalda, l’ambiziosa e intrigante moglie di quell’Alaimo da Lentini che fu uno dei principali protagonisti dei Vespri siciliani, che durante la sua prigionia nel castello di Matagrifone di Messina, giocava a scacchi con l’emiro Margam Ibn Sebir, anch’egli prigioniero di re Pietro III d’Aragona». L’emiro, catturato mentre era in fuga verso Tunisi dall’ammiraglio Ruggero di Lauria, fu prigioniero dal settembre-ottobre 1284 fino al 1289 e Macalda venne imprigionata subito dopo la partenza del marito del 19 novembre 1284: è dunque possibile datare in maniera certa le loro partite a scacchi tra il 1284 e il 1289. Durante questo vero e proprio incontro e “scontro” tra Oriente e Occidente, Macalda lasciava stupiti i suoi carcerieri per la vivacità e l’immodestia degli abiti che indossava quando si recava a giocare a scacchi con l’emiro.

Citazione:

Avea costei figura di donna all'aspetto, ma portava alle spalle armi da guerriero e in mano una bacchetta di argento,
e con certa apparenza di leggerezza, per nascondere il suo mistero,
chiamava con fermi e ridenti occhi il giovane [Pietro III d'Aragona],
il quale senza negar fede al marito [Alaimo da Lentini],
l'animo della moglie asperse di certa rugiada di regia benevolenza. (Bartolomeo di Neocastro)

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