Settembre

MARIA COSTA

La Sibilla dello Stretto

Il Luogo

Case Basse contrada Paradiso (Messina)

É la stessa Maria Costa a raccontarci il luogo in cui è ritratta, la spiaggia di Paradiso proprio in coincidenza delle case basse, luogo fortemente identitario per la poetessa.

L’abbiamo ricongiunta idealmente con un altro importante poeta, G. Pascoli che, da quella stessa spiaggia si lasciava ispirare parole e poemi.

Maria Costa citava sempre la data “1890”, riportata in un permesso edilizio esibito con orgoglio per testimoniare l’inizio della storia della sua famiglia tra le case basse di Paradiso; un luogo che segnerà tutta una vita e alimenterà la sua vena poetica.

I punti di riferimento di Maria Costa erano proprio la sua “casetta bassa” e lo Stretto di Messina: da qui nasceva la sua ispirazione e la sua forza espressiva. 

Maria Costa

Nei suoi versi raccolti in diversi volumi, canta le arcane atmosfere del Mediterraneo, molto spesso in dialetto messinese, rievocando gli antichi miti, leggende, usi, costumi e personaggi dello  Stretto di Messina.

E così nelle opere di Maria Costa ritroviamo Colapesce che “sciddicava come anghidda/ siguennu ‘u sò distinu, la sò stidda./ Annava fora, facia larghi giri,/ e Canzirri, ‘o Faru e Petri Niri.” o ancora Scilla e Cariddi che «scuncassannu dû strittu lu funnali/ e i pidamenta di Riggiu e Missina» e la Fata Morgana.

Custodì e cantò la memoria collettiva di una Messina distrutta dal tragico terremoto di centoundici anni fa nel racconto “1908: Terra ch’ ha trimatu, trimirà” attraverso il ricordo narrato dal padre «Lu cincu di frivaru a vintun ‘ura/ Sintisti la Sigilia trimari,/ cu ‘sutta li petri, cu sutta li mura/ cu la misericoddia chiamari» («Il cinque di febbraio alla ventunesima ora/ sentisti la Sicilia tremare/ chi sotto le pietre, chi sotto i muri,/ e chi la misericordia chiamare») ma anche le difficoltà e la precarietà di una vita vissuta in modo molto modesto dove «‘a fami si pigghiava chî bagghiola».

Citazione:

 

“Mio padre, che si era salvato dal terremoto e dal maremoto salendo in un albero e nel 1916 divenne padrone marittimo per il Mediterraneo trasportando la rena da costruzione, mi raccontava che alcuni letterati la domenica amavano "scasare", andare fuoriporta per trovare refrigerio nel pozzo.

Tra loro, oltre al noto poeta Giacomo Boner, il grande Giovanni Pascoli, che ai primi del '900 ammirava i bambini che giocavano sulla spiaggia con i "praneti" fatti di carta velina, gli aquiloni, e da questa visione potrebbe essersi ispirato per la sua famosa poesia.

Il pozzo della nostra casa era stato punto di riferimento per i soldati durante la guerra, tanto che una coppia tedesca è venuta a incontrarmi perché il padre soldato gli aveva raccontato di quell'acqua che lo aveva dissetato durante i bombardamenti.”

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Il progetto Odissea Siciliana è un’idea di Saccne RETE in occasione della realizzazione del nuovo Calendario 2026. Illustrazioni realizzate dall’artista Lelio Bonaccorso.

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