Febbraio
SCILLA e CARIDDI
Stretto di Messina
Il Luogo
Stretto di Messina
Lo Stretto di Messina, è un tratto di mare di circa 3km che separa la penisola italiana dalla Sicilia e collega i due mari Ionio e Tirreno, chiamato anche "u Strittu" nel dialetto messinese, nell’antichità era conosciuto come Stretto di Scilla e Cariddi, poi fretum siculum e anche faro di Messina.
È uno dei luoghi più suggestivi d'Italia e rappresenta un bene paesaggistico e culturale enorme.
Il Mito
Scilla e Cariddi
Trae le sue origini dalla mitologia greca, che racconta di due terribili mostri marini che infestavano lo stretto di Messina.
Simboli delle forze incontrollabili della natura, rappresentano i pericoli che Ulisse affronta nel suo viaggio epico nell'Odissea di Omero.
È una storia piena di passione, amori non corrisposti, feroci vendette e un drammatico epilogo, quella che narra le gesta mitologiche di dei e mortali nello specchio d’acqua che separa Reggio da Messina. È la storia di Scilla, ninfa dalla bellezza sconvolgente, trasformata dalla maga Circe nell’orrendo mostro che, da secoli, secondo la leggenda, funesta le acque dello Stretto insieme a Cariddi, devastante creatura marina creata da Zeus capace di ingoiare e rigettare l’acqua del mare per tre volte al giorno, causando mortali vortici.
La leggenda narra che, rifiutata da Glauco, Circe riversa la sua furia vendicativa su Scilla trasformandola con un ferale sortilegio in un feroce mostro munito di sei teste di cane latranti, terrore di navigatori e marinai di ogni epoca. Da quel momento, secondo la leggenda, Scilla si rifugia in preda alla disperazione e alla rabbia in una grotta sotto la Rocca dove sorge il Castello Ruffo e che esiste ancora oggi, in prossimità di alcuni scogli a pochi chilometri da Cariddi che abita la sponda Sicula. Esseri condannati a vivere in eterno l’uno di fronte all’altro, entrambi presenza costante e inesorabile nel cuore del Mediterraneo.
Citazione:
Ovidio Metamorfosi
“Non sono un mostro né una bestia feroce, o vergine,
ma un dio dell’acqua […],
prima però ero un mortale,
ma a dire il vero il profondo mare era già il mio mondo”.