Maggio
LISABETTA DA MESSINA
Il Luogo
Balcone messinese
Nel Decamerone non esistono riferimenti precisi a luoghi o quartieri della città in cui si svolsero le vicende di Lisabetta
Il Palazzo Carrozza - Giorgianni, la cui prima pietra fu posata il 17 luglio 1920, è uno degli esempi più raffinati dell’eclettismo messinese.
Voluto dal marchese Giulio Carrozza di San Leonardo e realizzato dalla vedova Giulia Giorgianni, porta la firma degli ingegneri Pasquale e Giuseppe Mallandrino, ispirati dall’architetto Vincenzo Vinci e venne costruito dalla ditta dei fratelli Cardillo.
La facciata è un intreccio di arte e simboli: colonnine, archetti pensili, bifore, trifore e persino il Nodo di Salomone, tipico dello stile di Coppedè e dei richiami gotico-medievali.
Dal terrazzo lo sguardo si perde sullo Stretto di Messina, abbracciando il porto, piazza Unità d’Italia, la Prefettura e la splendida Fontana del Nettuno.
Lisabetta da Messina
Nel Decamerone di Boccaccio, Filomena, una delle giovani che per sottrarsi alla peste del 1348 si era rifugiata in una villa nella campagna di Firenze nella IV giornata, condivide con i compagni la V novella in cui protagonista è la già citata Lisabetta da Messina, la cui storia è una versione “altra” delle Teste di Moro.
Elisabetta o Lisabetta era una nobile e benestante fanciulla che viveva a Messina con i tre fratelli diventati, dopo la morte del padre, suoi custodi e tutori, a loro modo amorevoli, in realtà soffocanti, perché divorati da insana gelosia nei suoi confronti. Un destino d’amore e morte attendeva la giovane che si innamorò, ricambiata, del pisano Lorenzo, che si occupava dei beni di famiglia.
I germani, venuti a conoscenza del sentimento appena sbocciato con la scusa di un affare fuori città, uccisero il ragazzo senza pensare al dolore che avrebbero inferto a Lisabetta.
Grazie ad un sogno in cui Lorenzo le appariva rivelandole dove era stato stato ucciso dai suoi fratelli, la mattina, appena sveglia, con la sua dama di compagnia, si recò nel luogo indicato e fece una macabra scoperta, quella del corpo senza vita del suo amato e, non avendo la forza di trasportarlo e dargli una degna sepoltura, per averlo sempre con sé decise di recidergli la testa in ricordo di quel breve e indimenticabile amore. Arrivata a casa, la mise in un vaso in cui piantò del basilico salernitano che, ogni giorno, innaffiava con copiose lacrime.
Citazione:
“Dolcissima Isabella,
rossi mirtilli pendono sul mio capo
e un’ampia pietra pesa sui miei piedi;
intorno faggi ed alti castani spargono
le loro foglie e gli spinosi frutti: un belato
giunge dall’altra sponda del fiume al mio letto.
Riversa una lacrima sulla brughiera in fiore,
essa sarà di conforto nel mio sepolcro…”
John Keats
Isadella, or Pot of Basil