Giugno
GIOVANNI RAPPAZZO
Un geniale inventore e un'amara scoperta
Il Luogo
Rada San Francesco (Messina)
È proprio lo stretto di Messina, il luogo in cui G. Rappazzo affina la sua invenzione, ed è proprio lo sbuffo del motore di un traghetto e le onde del mare i primi suoni che registra.
Lo abbiamo quindi immaginato alla passeggiata a mare che costeggia il viale della Libertà, con i suoi rudimentali strumenti, concentrato e lungimirante, trasformare un sogno in un progetto.
Giovanni Rappazzo
Nato in Sicilia nel 1892, fratello di Luigi, proprietario dell’Eden Cinema Concerto, un locale all’aperto costruito a Messina nel 1912, in viale San Martino (Quartiere Lombardo), sulle macerie lasciate dal devastante terremoto del 1908, il giovane Giovanni si dilettava nella cabine di proiezione, un po’ come il bambino Totò in Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore. Si trasferì negli Stati Uniti all’età di 18 anni e iniziò a lavorare nel campo della tecnologia del cinema. Fu proprio grazie alle sue intuizioni e al suo lavoro che, negli anni ‘20, vennero sviluppati i primi sistemi di registrazione e riproduzione del suono in sincronia con l’immagine.
Il suo contributo è stato fondamentale per il progresso del cinema e ha aperto le porte a nuove possibilità espressive per registi, attori e musicisti. Grazie a Rappazzo, il film sonoro sincronizzato ha cambiato per sempre il modo in cui veniamo intrattenuti e coinvolti dall’arte cinematografica.
Infatti grazie ai suoi studi di perito elettronico aveva avuto l’intuizione, per dirla in termini semplici, di creare una pellicola in cui aveva applicato una colonna elettrica (pista magnetica che poteva riprodurre i suoni attraverso un altoparlante) che riproduceva in modo sincronizzato alle immagini tutti rumori e le voci che aveva registrato.
Così, nell’estate del 1913 in un cinema all’aperto della sua Messina, Giovanni Rappazzo proiettò la prima pellicola a impressione simultanea di immagine e suoni realizzata da lui stesso: il primo film sonoro. G. Rappazzo per primo ideò e costruì i prototipi funzionanti del sonoro nel cinema. E riuscì anche a brevettarli, esattamente 100 anni fa, collezionando solo rifiuti e silenzi assordanti. Purtroppo la paternità della creazione, i diritti d’autore, la fama meritata, gli furono negate per una serie di vicissitudini, ma anche di raggiri di cui fu vittima.
Giovanni Rappazzo, Biglietto d’ingresso a prezzo ridotto, La grafica editoriale, Messina, 1933, p. 39. Si tratta di una delle ipotesi formulate dallo stesso Rappazzo anche nelle sue memorie inedite, custodite dalla nipote Caterina Pappalardo Fogliani, conservatrice della memoria storica dell’inventore messinese, dove svetta quella che, sempre ipoteticamente, attribuisce a Fox la responsabilità della «[…] misteriosa scomparsa del registro dei verbali di deposito contenente i preziosi documenti da brevettare col n. 43/17, all’Ufficio Centrale Brevetti di Roma ed a quello della Proprietà Intellettuale della Regia Prefettura di Genova», avvenuta durante i mesi di una spedizione di una troupe americana giunta in Italia nel 1924 per girare nella capitale le riprese di Ben-Hur (1925) regia di Fred Niblo. Spariti, quindi, i preziosi documenti al n.43/17 del Brevetto completivo del Film Sonoro, tutti i ragguagli costruttivi sarebbero pervenuti nel 1925 a disposizione di Fox, che avrebbe beneficiato dell’invenzione realizzando il cinema sonoro. Nessun seguito avrebbe avuto la catasta di lettere e denunce reiterate per anni e anni dallo stesso inventore. Rientrato a Messina, dove presterà servizio come insegnante al Verona Trento, Rappazzo inutilmente si appellerà al tribunale dell’Aja, all’Onu e a tutti i governi italiani susseguitesi durante la sua lunghissima vita (è morto a 103 anni).
Citazione:
«In una baracchina, con apparecchi rudimentali, realizzo i miei primi spezzoni di pellicola sonora: la nave traghetto che navigava nello stretto, lo sbuffo del treno, l’automobile in moto con gli scoppi. Questi furono i primi passi. Lavoravo giorno e notte con questi rottami di pellicola. Dovevo continuare a tutti i costi. La prima proiezione del mio film sonoro è del 1913. Tutti i messinesi rimasero esterrefatti. Mi presento allora alle ditte col mio progetto. Ma quelle se la ridevano: “Che cosa vai cianciando? Il cinema è muto e deve rimanere muto”.»
Rappazzo intervistato da G. Giordano 1992