Ottobre

GAMMAZITA

Il Luogo

Piazza Università (Catania)

Pur sapendo che la vicenda di Gammazita avviene nella fontana omonima, abbiamo scelto di ritrarre la giovane catanese in Piazza Università, dove vi è un candelabro a lei dedicato (un lampione scolpito in bronzo).

I quattro lampioni non sono elementi decorativi: sono simboli visivi di valori quali virtù (Gammazita), pietà (Fratelli Pii), coraggio e riscatto (Uzeta) e resilienza (Colapesce).

Le leggende, rappresentate in forme scultoree, mostrano un patrimonio immateriale da non dimenticare. I quattro candelabri in bronzo sono molto più che semplici lampioni: sono testimoni silenziosi di racconti che parlano del carattere catanese, delle sue paure, dei suoi eroi, del suo rapporto con l’acqua, la terra e la lava.

 

Gammazita

La leggenda narra di una fanciulla catanese di nome Gammazita, bellissima virtuosa e promessa sposa. Di lei s’innamorò follemente un soldato francese, Droetto, disprezzato dalla giovane che non ricambiava il suo amore. Tanto che la giovane catanese non usciva mai da sola, ma sempre accompagnata per paura di trovarsi faccia a faccia con il suo perseguitore.

Il giorno del suo matrimonio, mentre si recava al pozzo nei pressi del Castello Ursino, Gammazita fu aggredita dal soldato e pur di non piegarsi alle sue minacce, decise di gettarsi nel pozzo e dare la sua vita piuttosto che disonorare il proprio impegno.

Per l’occasione partì una vera e propria caccia all’uomo nei confronti di Droetto. Infatti, gli abitanti catanesi fecero pronunciare la parola “ciciri“ (ceci in dialetto) a diversi passanti e grazie a questo shibbolet, parola molto difficile da pronunciare per chi parla un’altra lingua o dialetto, cercarono di individuare il soldato.

La fine della fanciulla e la sua virtù furono presi come esempio del patriottismo e dell’onestà delle donne catanesi, mentre i depositi di ferro che creavano macchie rosse sulle pareti del pozzo furono spiegati tradizionalmente come tracce del sangue di Gammazita. 

Versioni successive arricchiscono il racconto aggiungendo personaggi di contorno, tra questi si racconta della bellissima donna Macalda da Scaletta, vedova del signore di Ficara, innamoratissima del suo paggio Giordano che si innamorò perdutamente di Gammazita scatenando la folle gelosia di Macalda che si accordò con il francese de Saint Victor per tenderle un tranello: questi avrebbe dovuto uccidere Gammazita e così Macalda sarebbe stata sua.

Un’altra leggenda vuole invece che il nome Gammazita nasca dalla unione di due parole Gemma e Zita (fidanzata) dal nome della ninfa Gemma di cui si innamoro Plutone, scatenando la gelosia di Proserpina che la trasformò o ancora dall’unione delle due parole “gemma” e “zita” (“sposa” e “fidanzata). Un’ultima spiegazione lega questo nome a due lettere dell’alfabeto greco “gamma” e “zeta”, incise sull’antico muro che fiancheggia la fonte.

Citazione:

 

“Tu di lu cori sì la calamita

La mia palora non si cancia e muta;

Ti l’hè juratu e ti saroggiu zzita

Chista mè porta ppi l’autri è chiujuta:

Cala li manu si mi voi pi zzita,

l’ura di stari ‘nzemi ‘un è vinuta:

si cchiù mi tocchi, comu Gammazita,

Mi vidi ‘ntra lu puzzu sippilluta.”

(Tu del cuore sei la calamita/ La mia parola non cambia, né muta/ Ti ho giurato e ti sarò fidanzata/ Questa mia porta per gli altri è chiusa/ Non toccarmi se mi vuoi fidanzata/ L’ora di stare assieme non è ancora giunta:/se ancora mi tocchi, come Gammazita,/ Mi vedrai nel pozzo seppellita)

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Il progetto Odissea Siciliana è un’idea di Saccne RETE in occasione della realizzazione del nuovo Calendario 2026. Illustrazioni realizzate dall’artista Lelio Bonaccorso.

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